UX WRITING: OLTRE AL BOTTONE C’È DI PIÙ

UX WRITING: OLTRE AL BOTTONE C’È DI PIÙ

Un anno fa ero dannatamente fissata con lo UX writing tanto da scrivere un Ebook dedicato ai microcopy. Non che ora non lo sia più, ma sono cambiate un po’ di cose, tranne la mia avversione per il Lorem ipsum, quella no, non cambierà mai.

Cos’è successo? Durante il master in Architettura dell’informazione e UX Design è emerso un principio fondamentale ma dato per scontato: per progettare si usano le parole.

Si lo so, è la scoperta dell’acqua calda. Ma allora perché se le parole sono alla base del processo di design ancora così spesso i contenuti sono l’ultima ruota del carro? Attenzione perché non parlo solo di mega team, startup della Silicon Valley, ma anche della piccola azienda dietro casa o del libero professionista che vuole il sito per promuoversi.

“If you can clearly define what you’re making and articulate its value, the steps to bring it out into the world will go much faster. It’s easy to put pixels together when you’ve already made decisions. And since we work across systems and borders, there’s no better way to articulate design than with writing.”

Nicole Fenton Words as material

Insomma, parte tutto da qui, dalla scrittura, dalle parole che scegliamo di utilizzare.

UX Writing for dummies

E allora proviamo nella pratica, in quello che utilizziamo, nel prodotto finito a toglierle queste parole e vediamo cosa succede.

Devi fare un bonifico utilizzando l’app della banca.

Prova numero 1: immagina la schermata senza le parole. Riusciresti a portare a termine il bonifico?

Prova numero 2: immagina di dover inserire i microtesti da zero. Come faresti?

La prima cosa da fare è NON partire a bomba e voler scrivere per riempire gli spazi. Prima ancora di scrivere ti devi chiedere il perché, e prima del perché, a cosa serve in un percorso a ritroso di cui la parola scritta è sì l’ultimo aspetto ma che necessita di un lavoro di preparazione.

Usare le parole per progettare significa costruire la pagina partendo dalle persone che dovranno utilizzare quel prodotto o servizio.

Quali sono i bisogni, i dubbi e le paure di chi deve fare un bonifico?
Quali sono le parole che utilizzano, quali quelle che non capiscono?

Le parole ci permettono di costruire dei mondi all’interno delle quali le persone (i famosi utenti della UX) si possano muovere in maniera serena, senza frustrazioni o ansie e portare così a termine i loro obiettivi.

La visione romantica dello UX dice creare esperienze. La visione terra-terra dice risolvere problemi.

Solo a questo punto, dopo aver capito di cosa hanno realmente necessità possiamo iniziare a ragionare su come organizzare la pagina, quali bottoni inserire, dove porta la navigazione e finalmente utilizzare le parole per scrivere i microtesti e strutturare i contenuti in generale.

“Writing is about fitting words together.

Designing is about solving problems for your users.

To find the right words, writing and designing need to team up in your brain and work together.”

Writing is designing – M.J.Metts A Welfe

Trova la parola giusta

Trovare la parola giusta: non si tratta di ispirazione creativa o la lampadina che si accende all’improvviso.

Lo dice anche Jorge Arango nella sua newsletter Informaction no130

“There’s a common misunderstanding about how creative work happens. Many people think they must work when they’re inspired. But it’s the other way around: working is a prerequisite for inspiration. Chuck Close put it well:

Inspiration is for amateurs. The rest of us just show up and get to work. If you wait around for the clouds to part and a bolt of lightning to strike you in the brain, you are not going to make an awful lot of work. All the best ideas come out of the process; they come out of the work itself.”

Progettare i contenuti, dai testi ai microcopy, rientra in un processo di design in cui lo UX Writer deve far parte fin dall’inizio.

E invece? Capita che chi si occupa di contenuti venga inserito all’interno del flusso di lavori solo a cose già fatte. Ma per scrivere è necessario essere coinvolti nei lavori fin dall’inizio per poter comprendere a pieno quale sia la visione del progetto, i limiti, le risorse, le ricerche e le motivazioni che stanno dietro a determinate scelte.

Significa anche mettere l’ego fuori dalla porta e calarsi nei panni dell’utente senza pensare che l’utente siamo noi.

Le parole costruiscono esperienze

“What does it mean to design something by writing?

It means that your words are building someone’s experience.”

Writing is designing – M.J.Metts A Welfe

Le parole che scegliamo hanno un impatto, creano mondi, mettono ordine là dove c’è il caos.

Abby Covert lo spiega nel suo libro dedicato all’architettura dell’informazione How to make sense of any mess

“Language is the material of intent. The words we choose change the things we make and how we think about them. Our words also change how other people make sense of our work.

Language is complex. But language is also fundamental to understanding the direction we choose. Language is how we tell other people what we want, what we expect of them, and what we hope to accomplish together. Without language, we can’t collaborate.”

La scelta delle parole più adatte da utilizzare avviene molto prima del pensare a cosa scrivere per quella cta, ma quando:

– si definisce l’ontologia e la tassonomia del progetto per stabilire il perimetro entro cui muoversi;

– si fa user research, ascoltando come parlano le persone a cui ci dobbiamo rivolgere, quali parole usano e quali no;

– si lavora sulla Voce e sul Tono, si creano vocabolari controllati e guide di stile.

Nicole Fenton vede le parole come qualcosa di solido, un materiale malleabile da modellare, con cui sporcarsi le mani senza aver paura di sbagliare. Io da brava bergamasca mentre leggo le sue parole ci vedo un po’ di malta e cemento con le quali metti le fondamenta per poi innalzare ponti, creare connessioni.

Nell’utilizzare le parole senza timore il processo di design ne può beneficiare in un progressivo miglioramento del linguaggio. Del resto utilizziamo le parole per esprimere le nostre idee ed è dal confronto che nasce l’innovazione.

“I like this idea of writing as a way of figuring things out and exploring possibilities—and that willingness to experiment fits right in with design.”

Grazie alla scrittura possiamo dunque essere tutti un po’ designer dei nostri contenuti. Via libera dunque ad avere sempre carta e penna a portata di mano, o un file aperto sul pc dove annotarsi i pensieri, trasformare le idee in parole, le parole in progetti e dare vita ai vostri contenuti. E per favore, niente Lorem ipsum.

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