La mia storia con i Tarocchi nasce durante il lockdown. No, anzi, a dire il vero risale agli anni 90, quando su rai 1 andava in onda Luna park con Cloris Brosca nei panni della Zingara, e tra i suoi tarocchi figurava la Luna Nera. Ricordo che riuscì pure a convincere mia mamma a comprarmi una rivista che conteneva in omaggio il mazzo tanto ambito.
Questo è il primo ricordo che ho legato al mondo dei Tarocchi. Poi c’è stato il Gobbo di Notre Dame, con Esmeralda, sempre anni 90 e poi anno domini 2020 il lockdown. Cosa di preciso mi abbia spinto verso i Tarocchi non me lo ricordo, ma mi sono trovata ammaliata e affascinata dai simboli presenti nelle carte. Ho acquistato La via dei tarocchi di Jodorowsky, il mio primo mazzo di Tarocchi di Marsiglia e da lì è iniziato il viaggio.
Copywriting e tarocchi, la strana coppia
In effetti a prima vista potrebbe sembrare un combo un po’ strano e me lo sono domandata parecchie volte, perché la connessione che sento tra i tarocchi e il mio lavoro a un certo punto si è fatta così forte che ho sentito la necessità di darle un corpo e un’anima, ed ecco com’è venuto alla luce Storia di un Bagatto.
Al momento non ho ancora contemplato l’idea di inserire i Tarocchi nel mio lavoro, di far pescare le carte ai clienti e lavorare sugli archetipi che ne potrebbero uscire.
Al momento non me la sento.
Però di unire scrittura e carte, quello sì.
E allora com’è possibile che due mondi così apparentemente distanti si ritrovino uniti nello stesso corpo.
I tarocchi sono uno strumento orale. La lettura viene fatta a voce. Non è una cosa che si scrive. Il valore aggiunto della lettura è proprio questo: le parole vengono dette a voce e lasciate risuonare attraverso il suono, la parte che ci risuona possiamo farla nostra, il resto lo possiamo lasciare andare. L’atto della scrittura mettere nero su bianco, imprigiona quelle parole e gli dona una concretezza diversa, potremo ritornare sul foglio scritto più e più volte, con un effetto diverso da quello delle parole sentite.
Pregiudizi e stereotipi
“Tarocchi? A me fanno paura!”
Durante la serata che ho organizzato in biblioteca a Scanzorosciate, la parola paura è quella che è emersa più frequentemente a inizio serata.
L’obiettivo che mi ero data di scardinare gli stereotipi legati alla portata negativa del Tarot, a fine serata, era stato raggiunto.
Ma per farlo ho dovuto fare un salto nella storia delle origini, portare le partecipanti in visita virtuale nelle corti ducali, al castello di Malpaga e all’Accademia Carrara dov’è conservato il mazzo Colleoni, il più antico mazzo arrivato a noi. E poi ho fatto toccare con mano le carte, ho mostrato simboli e significati, fino a prendere una per una le cose che si dicono sui tarocchi. 2 ore dense, ma ricche di domande e risposte.
Alla fine la paura si era dissolta.
Tarocchi e arcani, le origini
Cosa significa Tarocco?
La prima cosa che ho fatto è stata partire dalle parole. Ed ecco che il mio animo da copywriter è emerso preponderante.
La parola tarocchi fa la sua comparsa per la prima volta nel 1505 alla corte di Ferrara. Qualche mese più tardi anche in Francia, nei documenti di un mastro cartaio. Iniziamo già da qua a contenderci le origini con i cugini francesi.
L’etimologia della parola tarocchi è incerta e molte le ipotesi: dal latino ruota, dall’arabo turuq, via.
La cosa curiosa è che oggi associamo la parola tarocco a qualcosa di falso. Una borsa taroccata è un modello contraffatto. Altro discorso è invece per la qualità dell’arancia tarocco.
Ma come è avvenuta questa translazione di significato della parola tarocco?
Ipotesi 1: le carte dei tarocchi mostrano una cosa ma in realtà ne dicono un’altra, quindi mostrano una cosa che non è.
Ipotesi 2: i tarocchi utilizzati da cartomanti ciarlatani che si sono presi gioco delle persone hanno fomentato l’idea che il mondo dei tarocchi sia falso.
La seconda curiosità è che solo in Italia si utilizza la parola Tarocchi al plurale. Al di fuori dell’Italia si utilizza la parola Tarot.
Non solo.
Cosa significa Arcano?
Veniamo alla parola Arcano, il termine con cui vengono indicate le 78 carte del mazzo di tarocchi.
In origine le carte venivano indicate con la parola Atouts, o Trionfi. Pensiamo al Petrarca e alla sua opera. Dobbiamo aspettare il 1800 perché la parola Arcano faccia ingresso nel mondo del Tarot.
E anche in questo caso l’etimologia ci viene in aiuto.
Oggi quando utilizziamo la parola arcano lo facciamo per riferirci a qualcosa di oscuro, di misterioso, legato al mondo esoterico. Arcano deriva infatti dal latino arcanus, segreto. Letteralmente significa custodito nell’arca.
E qua il pensiero corre subito all’arca più famosa, quella di Noè, che custodisce in sé le specie animali, vegetali e umana per portarle al salvo durante il diluvio e assicurarne la sopravvivenza e la prosecuzione della vita.
Ma se volessimo essere un po’ più profani potremmo pensare anche ai Predatori dell’Arca, in cui Indiana Jones ha come missione quella di salvare l’Arca dell’Alleanza dai nazisti. In questo caso l’arca conserva le tavole delle leggi in cui Dio ha manifestato sé stesso. Insomma, in entrambi i casi l’arca è una costruzione che serve a custodire qualcosa di prezioso, la vita nel primo caso, le tavole dell’Alleanza nel secondo.
E le carte degli Arcani?
Queste carte conterrebbero dunque un segreto prezioso da conservare e da consegnare solo agli iniziati, a coloro che sono pronti a riceverlo.
Ecco che, sebbene questo nome sia stato dato alle carte dei tarocchi solo nel 1800, l’idea che ci trasmette è densa di significati.
Il Tarot è in effetti come un libro e per leggero occorre avere gli strumenti necessari, per decodificarlo è fondamentale essere in possesso delle regole grammaticali e sintattiche. Conoscerne i codici e le leggi che lo regolano permette di svelare l’arcano, svelare il segreto.
Per farlo è necessario avere consapevolezza della differenza tra cartomanzia e tarologia, fondamentale anche per andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi.
La cartomanzia è di carattere prettamente soggettivo. La definizione dice: “L’arte di predire il futuro basata sull’interpretazione simbolica delle carte da gioco o di carte apposite”.
Tarologia è un termine coniato da Jodorowsky negli anni 80 per indicare lo studio e l’interpretazione del tarocco secondo un modo simbolico, allegorico e numerologico.
Quando si leggono le carte l’empatia è una dota imprescindibile ma anche il saperla gestire.
Ma questa è un’altra storia che mi riporta dritta per dritta al lavoro di UX designer, del resto Tarot e UX hanno intrecci interessanti.
