IL MILITE NOTO, STORIE DI GUERRA E NON SOLO

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Nella mia breve carriera di copy mi è capitato di scrivere un po’ di tutto, ma quando si tratta di mettere mano nella storia della propria famiglia la vicenda si complica. Si innescano emozioni difficili da tenere a bada, e il rischio di cadere nella banalità è a un tiro di schioppo. Ma in questo caso era una questione morale. Un richiamo del sangue che chiede di mettere un punto fisso a una storia rimasta sospesa per troppo tempo.

La storia è quella di Giovan Battista, il prozio morto in guerra. Durante la pandemia ho iniziato a fare un po’ di ricerca per documentare la richiesta della medaglia d’onore. Di lui sapevo solo che era morto in un campo di lavoro tedesco.

Ecco che scrivere significa in questo caso rimettere ordine, entrare in punta di piedi nella vita di qualcuno che non si conosce se non per racconti arrivati da lontano e fogli di archivio scritti con calligrafie illeggibili che riassumono povere vite sballottate dall’Eritrea alla Grecia, fino all’Albania per combattere guerre già perse in partenza.

Il 7 novembre ho ritirato la medaglia d’onore che viene conferita ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti. Ho avuto l’occasione di leggere la sua storia e raccontare il milite noto della mia famiglia a persone che non lo conoscevano ma che tramite queste parole hanno potuto vederlo con i loro occhi.

Raccontare storie come la sua è un dovere morale, possiamo essere narratori custodi che si prendono cura di questo patrimonio senza tenerlo chiuso negli archivi dell’anima, e donarlo così alle nuove generazioni.

Una medaglia d’onore: la storia di Giovanni Battista, il prozio morto in guerra

Lui è sempre stato lì.

Sul mobile della sala, in casa della nonna. Lì, sul primo scaffale c’era la sua fotografia. Una cornice di legno lucido, 20×30. Mezzo busto, in bianco nero. Indossava la divisa, baffetti curati, sguardo fiero. Vicino un vasetto di fiori. Più che una fotografia sembrava un ritratto delicato fatto a mano. La sua presenza era discreta ma costante. Impossibile non vederlo o non sentirsi osservati.

Lui era il prozio morto in guerra e quello, il suo altare. La nonna Margherita, donna pia e devota, era molto legata al fratello e questo era il modo per portargli rispetto e onorare la sua memoria. Poi la nonna è morta, la casa svuotata, la foto tolta. E nelle mie, di mani, sono arrivate altre foto.

Medaglia d'onore, foto d'epoca e foglio matricolare
Vedo un ragazzo giovane che abbozza un sorriso. Non so chi sia, non lo riconosco, chiedo a mia mamma: ma come, è lo zio morto in guerra. Stento a riconoscerlo perché non assomiglia per nulla a quell’uomo della foto a cui ero stata abituata fin da piccola e che mi sembrava già così vecchio.

Biondo, capelli corti un po’ arruffati, gli occhi chiari, forse azzurri cristallini come quelli della nonna. Alto, la pelle abbronzata, barba biondiccia e baffi, nelle mani una sigaretta, indossa la divisa estiva.

È successo così, all’improvviso. Il prozio morto in guerra è diventato un ragazzo di vent’anni pieno di vita. E allora eccolo: Giovanni Battista Tomasoni. Nato a Bratto nel 1913. Due sorelle e un fratello. Fa il pastore spostando mandrie tra la regina delle Orobie, la Presolana, e la bassa bresciana. E poi lo chiamano a far la guerra. Lascia quel poco che ha e parte. Una foto in divisa, quella foto, che si sapeva bene a cosa sarebbe potuta servire, e via. Campagna di Abissinia, prima in Eritrea nel 35 poi nel 40 viene richiamato e mandato in Albania. Era stato arruolato come artigliere e successivamente gli viene assegnata la mansione di infermiere quadrupedi. Un pastore bergamasco non poteva che prendersi cura dei muli. Arriva l’8 settembre, i tedeschi lo catturano. Viene internato nel campo di lavoro Stammlager IV B nella regione del Brandeburgo, e successivamente trasferito nel IV C in Sassonia.

Un giorno non si sente bene, ha la febbre, resta nella sua baracca. La baracca viene bombardata. Ferito gravemente viene trasportato in un ospedale lazzaretto a Lipsia dove, poco dopo, muore.

Così, a 31 anni, lontano da casa, sotto il cielo di una terra straniera. Da solo.

Un compagno d’armi racconterà la fine di Giovan Battista ai suoi cari. Negli anni 70 le sue spoglie fanno ritorno a casa, nel cimitero di Bratto, abbracciato dalle montagne che l’hanno visto crescere. Ad accompagnarlo la sorella, mia nonna, vestita a lutto, con il velo nero sulla testa, un velo che poi le sarebbe rimasto per sempre sul cuore. Una scatola ricoperta dal tricolore. Un picchetto d’onore ad accoglierlo.

Eccolo, il prozio morto in guerra.

Queste foto non so cosa abbiano smosso di preciso, ma ho sentito la necessità di capire cosa fosse successo e scoprire piccoli pezzi della sua vita. Perché 31 anni di vita non potevano essere riassunti così, con un epiteto. Sulla sua immaginetta funebre nemmeno la data di nascita e di morte. Ma come, tutta questa fatica per nascere, vivere, andare alla guerra, sopravvivere, morire e poi nemmeno una data.

23 agosto 1913, 29 aprile 1944.

No, certo una medaglia non cambia il corso degli eventi, ma celebra la memoria di Giovan Battista, un giovane ragazzo, parte della mia famiglia, parte di una comunità, parte della storia e gli ridona la dignità di uomo, perché oltre alla sua morte in guerra, c’è stata la sua vita. E come ogni vita, degna di essere ricordata.

 

Come fare per richiedere la medaglia d’onore per i cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti?

Alcune informazioni pratiche per richiedere la medaglia d’onore.

L’istanza va inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, stampando e compilando la domanda che dovrà contenere le generalità della persona deportata o internata nel lager nazista.

La domanda compilata dovrà essere inviata con:

  • copia del documento d’identità del richiedente
  • copia dei documenti che attestano la deportazione.

L’indirizzo a cui inviarla è:

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Comitato
per la concessione di una medaglia d’onore ai cittadini italiani
deportati e internati nei lager nazisti,
Via della Mercede 9
00186 Roma

In caso di militari se mancano delle informazioni ci si può rivolgere all’Archivio di Stato della provincia di riferimento per richiedere il foglio matricolare.

Nel mio caso in particolare molto utile è stato l’Albo degli IMI, Internati Militari Italiani, caduti nei lager nazisti 1943-1945.

Per qualsiasi informazione scrivetemi hello@fabiolanoris.it

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